DEL MATRIMONIO considerato come un’arte

di Julia Kristeva e Philippe Sollers
Francia 2015

Abbiamo letto e condiviso tra noi questo libretto (consigliatoci da una grande maestra della psicoterapia ed esperta di letteratura, la Dolores Munari Poda), che raccoglie tre interviste a due voci tra lo scrittore-filosofo e la scrittrice-psicanalista, e vogliamo intrecciare qui alcuni brani che riguardano la relazione, il matrimonio e l’amore con nostri pensieri sul tema.

Il gioco consiste nel distinguere le nostre parole dalle loro!

L’amore è il riconoscimento pieno dell’altro in quanto tale. Se l’altro è molto vicino, come in questo caso, la posta in gioco credo sia quella dell’armonia nella differenza.

La differenza tra un uomo e una donna è irriducibile, non è possibile nessuna fusione. Si tratta di amare una contraddizione, ed è qui il bello.

Riuscire, ogni volta, ad amare la differenza, che pure ci fa così soffrire! Respirare a fondo, guardarla, riconoscerla come propria, e prenderla. Amarla veramente.

Un luogo vivente come un organismo, parti intere di uno dei due che muoiono, assassinate o suicidate in nome della libertà dell’altro, mentre altre rinascono in imprevedibili, sorprendenti, pudiche fioriture, in un moto di inappagato ricominciamento.

Cosa potevamo essere, senza l’altro… cosa siamo, grazie all’altro.

Parti di noi stessi lasciate morire, altre vite immaginate, immaginarie.

Ma come sarei avvizzito senza di te, amore mio.

Questo matrimonio si è celebrato per davvero al municipio: se dura, assoluto e vivente, è perché non ha mai seguito nessun’altra regola all’infuori della propria: un continuo aggiustamento, amoroso e lucido, che si nutre di due reciproche e imparagonabili libertà.

Quale libertà sotto il giogo dell’amare? La libertà di servire l’amore, esserne suo seguace, fedele e appassionato, determinato e sorridente.

L’incontro d’amore tra due persone è l’intesa tra due infanzie.

Altrimenti non è una gran cosa.

In principio l’incontro è lo scontro tra due infanzie.

Continuiamo a essere bambini insieme, a parlarci come due bambini: la faccio ridere molto, per esempio. Non sembra, ma lei può ridere tantissimo… la faccio ridere, e lei mi mette paura se necessario.

Giochiamo a nascondino in questa relazione come bambini.

Ecco una possibile definizione dell’amore: ci si ama soltanto se ci si riconosce come bambini attraverso l’altro e per l’altro.

Le parti Bambine dapprima chiedono imperiosamente di piegare l’Altro ai propri voleri, bisogni, mancanze, rimpianti, poi possono allearsi, giocare, riconoscersi e costruire insieme il mondo fantastico della relazione.

Ammiratore di Baudelaire, avresti potuto dire, come l’autore dei Fiori del male:

“Il genio non è altro che l’infanzia formulata con chiarezza (…) Il genio non è che l’infanzia ritrovata per un atto di volontà, un’infanzia fornita a questo punto, per esprimersi, di organi virili e dello spirito analitico che gli consente di ordinare l’insieme dei materiali accumulato in un processo involontario “.

E allora diamo ragione a Baudelaire e diamo alla forza del nostro Bambino le capacità del nostro Adulto, e così ci si diverte veramente! Che potenza: l’energia e la creatività del B, le capacità dell’A, tutti i permessi del G che ci vuole bene…

Per quanto se ne dica, l’amore si protegge attraverso complicità segrete e all’interno delle famiglie: è coabitando con l’odio che un po’ di tenerezza, leggerezza, infanzia, in fin dei conti, salvano ancora dal disastro.

(…) ma bisogna invece continuare a costruire la differenza, sino a sfiorare l’estraneità del partner. La sua sorprendente, spiazzante singolarità – le sue bizzarrie – mi fanno andare su tutte le furie, divento furibonda, lo faccio sentire, lo esprimo, un po’, non troppo, con delicatezza; l’armonia non è sempre possibile, la tempesta fa parte dell’incontro. Ma è passeggera là dove l’affinità di fondo rischiara le disarmonie, e riprende il tempo della composizione.

Amore e anche Odio. Persino, a tratti, indifferenza, lontananza, distacco. Slancio per ritrovare sé stessi e ritornare a quella spiazzante singolarità che è il mio partner.

Perché l’amore nella durata, di cui io parlo, sarebbe in fin dei conti una continuazione della guerra dei sessi con altri mezzi: reciprocità, relazione, affetto, desiderio… E qui trova il suo posto il perdono, che non è la cancellazione delle ostilità-aggressività-odi, ma corrisponde alle loro “interpretazioni” – se posso adottare il termine “psi” – che, nel quotidiano, prendono la forma del chiarimento: ricordo di quali sono gli antecedenti, comprensione dei limiti, tatto, risa e … silenzio!

È un gioco, una danza, a volte ci strattoniamo, ci urliamo contro, una battaglia.

Ci vuole tatto, delicatezza, e forza.

Soprattutto ci vuole costanza, pazienza e sempre un sorriso.

Grazie a Julia e a Philippe per la loro testimonianza!

(e grazie a Paola per la sua presenza…)

Per continuare a giocare e commuovervi cliccate sul seguente link e ascoltate la struggente canzone di Jacques Brel, Chanson des Vieux Amants con il testo francese e italiano

o nella ottima traduzione di Franco Battiato