Regia di Dani de la Orden, Spagna, 2024
Casa in fiamme è un’affilata tragicommedia spagnola che sviscera l’ipocrisia della famiglia borghese, una radiografia spietata delle dinamiche familiari, dove l’amore si confonde pericolosamente con il possesso e si fonda su un paradosso: distruggere pur di possedere.
La forza del film di Dani de la Orden risiede proprio nel modo in cui i personaggi si scontrano, rivelando nevrosi e non detti attraverso interazioni calibrate al millimetro.
L’aspetto più affascinante della pellicola è che nessun dialogo è innocente.
Ogni conversazione nasconde un secondo fine, qualcosa di non detto, un senso di colpa da infliggere o un disperato bisogno di attenzione.
Montse, la madre (interpretata magistralmente da Emma Vilarasau) è una donna di mezza età, divorziata e ignorata dai figli ormai adulti. Quando decide di mettere in vendita la storica casa di famiglia in Costa Brava, convoca tutti per un ultimo fine settimana per svuotare l’immobile. Il suo vero obiettivo, però, non è affatto fare gli scatoloni: vuole disperatamente ricreare l’idillio familiare del passato e costringere tutti a volerle bene, a qualunque costo.
Potremmo definirla un chiaro esempio di “madre elicottero in astinenza”: è il vero fulcro nevrotico della storia. Soffre della sindrome del nido vuoto portata all’estremo. Identifica il suo intero valore nell’essere “madre e pilastro”. Quando i figli si rendono autonomi, percepisce la libertà come un abbandono e diventa una sottile ed egoista manipolatrice, disposta a bruciare tutto (letteralmente e metaforicamente) pur di rendersi di nuovo indispensabile.
Ma i figli in primis, e poi l’ex marito con la nuova compagna, non saranno disposti a collaborare.
Col figlio David l’interazione è un misto di iper-protezione e critica costante. La madre gli rinfaccia continuamente di cambiare ragazza e di non concludere nulla, ma sotto sotto sabota la sua indipendenza per tenerlo legato a sé.
David è l’eterno adolescente: rappresenta l’incapacità di assumersi responsabilità stabili e di svincolarsi dalla dipendenza filiale. Cambia continuamente fidanzata e proietta sulla madre la colpa dei propri fallimenti.
Con la figlia Júlia c’è una sottile competizione femminile e un rimpallo di nevrosi. La figlia è stressata dal suo ruolo di madre e da una vita affettiva insoddisfacente e la madre usa il senso di colpa come arma passivo-aggressiva per farla sentire perennemente inadeguata come figlia e come madre.
Júlia incarna la pressione delle aspettative sociali e familiari, schiacciata tra il ruolo di figlia e le nevrosi accumulate nel tempo.
Carlos, l’ex marito narcisista, si presenta al weekend portando con sé la nuova e giovane compagna, Blanca, che ironicamente è stata la sua psicologa.
Presente solo di facciata, finge e svicola, e non dice la verità, nascondendo il reale motivo del suo essere lì, e fatica parecchio a gestire i fantasmi del passato e i vecchi sensi di colpa.
L’interazione tra gli ex coniugi è intrisa di ipocrisia borghese che maschera un mare di rancore.
Montse finge di aver superato il divorzio, ma usa ogni spunto del passato per far sentire Carlos un traditore egoista davanti ai figli.
L’interazione più emblematica del film avviene durante il “giochino” proposto da Blanca (la nuova compagna psicologa), che chiede a tutti di chiudere gli occhi, immaginare la casa in fiamme e decidere chi salverebbero per primo.
Questo “innocente” esercizio fa saltare la finta armonia: le risposte (o le mancate risposte) svelano i reali schieramenti affettivi e l’egoismo dei singoli, agendo da detonatore per le liti successive.
Nel finale la casa brucia davvero a causa di una sigaretta dimenticata (forse non del tutto casualmente). Dal punto di vista psicologico l’incendio rappresenta la catarsi: distruggere lo spazio fisico dei ricordi per costringere tutti a guardare in faccia il presente, ma anche il trionfo della manipolazione perchè nelle macerie fumanti della villa i familiari sono costretti a stringersi attorno a Montse. La madre ha ottenuto ciò che voleva: ha distrutto il loro passato per garantirsi il controllo sul loro immediato futuro emotivo. Nessuno vuole davvero guarire da questo legame malato.
Casa in fiamme ci ricorda che i traumi infantili sono un po’ come l’amianto nelle vecchie case: finché non tocchi niente non succede nulla, ma appena decidi di smuovere qualcosa rischi l’avvelenamento!
Casa en flames ci insegna brillantemente quanto è pericoloso lavare i panni sporchi in famiglia e, soprattutto, se cerchi di asciugarli troppo in fretta vicino alle braci del rancore, rischi di mandare a fuoco l’intera baracca!
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