INTERVISTA #LIVESOCIAL Radio Veronica One

LA COPPIA E LA PANDEMIA

Intervistatrice: Quale elemento metterebbe in evidenza in questo periodo di pandemia rispetto alla coppia?

Carlo Tetti: La polarizzazione: chi stava male sta peggio, chi stava bene sta meglio. Si passa molto più tempo insieme quindi: o condivisione forzata oppure condivisione apprezzata della vita quotidiana e delle responsabilità. C’è più tempo per la coppia ma meno compensazioni esterne. Emergono maggiormente le differenze. Questo può portare a un aiuto reciproco o a ritrovarsi a essere bersagli incrociati (tu te la prendi con me, io me la prendo con te…).

Esempio del peggio: tensioni, critiche, insoddisfazioni prima concentrate in poco tempo e in pochi argomenti, ora “spalmate” in tutta la giornata, con poche pause: ogni cosa è motivo di contrasto, emergono evidenti le differenze. Alcune coppie sono arrivate alla separazione proprio esasperate dalla clausura. La mancanza di quel tempo di decompressione esterno alla casa, piacevole e distraente, come cenare fuori, un cinema, gli amici, fanno risaltare le differenze tra i partner.

Esempio del meglio: il bisogno della moglie di essere più aiutata nelle incombenze casalinghe o nella gestione della famiglia, è soddisfatto dalla presenza costante del marito in casa, anche come aiuto e sostegno dei figli. In caso negativo l’aiuto reciproco può invece ribaltarsi nell’attaccarsi reciprocamente sfogando sull’altro le proprie insoddisfazioni e frustrazioni. Una situazione particolare molto positiva è stata vissuta da alcune coppie che hanno avuto un bambino durante il lockdown potendo quindi condividere totalmente i primi mesi di vita del neonato, le difficoltà e le gioie.

I: Quali sono i principali fattori che influenzano la vita di coppia in questo momento?

C.T.:

  • La situazione lavorativa e logistica (sospensione del lavoro, preoccupazioni economiche, lavoro da casa/smartworking, iperlavoro…)
  • Presenza di uno o più figli (in età scolare oppure no, a scuola o con didattica a distanza, con bisogno di aiuto/supervisione/controllo…)
  • Distribuzione e organizzazione dei compiti nella vita quotidiana della famiglia.
  • Diminuzione o impossibilità di ricorrere all’aiuto dei nonni
  • Cura e problematiche dei genitori anziani

I: Quale è in generale secondo Lei l’aspetto psicologico dominante?

C.T.:
Il lutto e la fragilità.
La fragilità a cui ci siamo trovati esposti con le nostre abitudini messe in crisi ogni settimana da un nuovo DPCM (quante critiche a Conte e al suo governo!). Abitudini alle quali ci attacchiamo, in fondo spaventati dal cambiamento. La fragilità anche nel vedere il nostro benessere messo in crisi. Ma ancor di più il lutto vero e proprio, temuto o vissuto, rispetto a parenti, amici e noi stessi.

Temiamo di ammalarci, o che si ammali il nostro partner, o un nostro caro. O di questo abbiamo fatto esperienza. Penso per esempio ad una coppia colpita dall’emergenza, con lui che deve partire urgentemente con l’ambulanza, e lei che rimane senza notizie chiare per qualche giorno, dovendo gestire anche una figlia e le sue paure.

Oppure la morte di un genitore, senza poterlo assistere, salutare, senza rituali di addio. Questo è stato uno degli elementi più traumatici per chi ha subito un lutto: non poter sostenere il proprio caro nella malattia e nel morire.

I: Come reagire?

C.T.:
È necessario confrontarsi, parlarne, condividere i vissuti, inventarsi rituali e saluti alternativi. Nel caso del lutto complicato, vale a dire quando ad una perdita si aggiungono ulteriori aspetti traumatici, è importante non esitare a chiedere un aiuto professionale (troppo spesso le persone danno un aiuto che non aiuta, cercando di confortare, negando o normalizzando)

I: Tornando alla situazione delle coppie durante la pandemia, quali sono gli elementi a cui prestare attenzione?

C.T.:
Nel caso della malattia la febbre oltre a 37,5° è un buon indicatore, mentre psicologicamente non abbiamo un segnale così chiaro. Ma anche in questo caso è questione di frequenza e invasività dei sintomi. Sentirsi disorientati e a disagio è normale e sano, diversamente sarebbe una negazione del problema. Ma con il mio partner ci sono momenti, spazi, situazioni nei quali mi sento orientato, tranquillo, fiducioso? Momenti in cui, per così dire, mi posso togliere la mascherina e rifiatare un po’?! Penso a questa situazione spesso o praticamente sempre? Posso condividere il disagio e raccontarlo al mio partner? Oppure esprimo il mio malessere e la difficoltà con sintomi psico-fisici quali insonnia, pensieri rimuginanti, confusione, aggressività poco controllata, tensioni muscolari difficili da sciogliere, respiro corto, cambio di alimentazione?

In questi casi non ha senso vergognarsi, bisogna chiedere aiuto: anche solamente una buona condivisione empatica, non critica, è preziosa.

I: La convivenza forzata e prolungata ha portato ad un aumento di conflittualità nella coppia? Come viene gestita? Consigli utili?

C.T.:
Per la coppia

  • Rispettare gli spazi individuali e i confini (contrattarli e stabilirli senza imbarazzi). Molti hanno bisogno di stare da soli per digerire quel che sta succedendo. Altri hanno un gran bisogno di condividere.
  • Le reazioni personali devono essere capite, accettate e valorizzate
  • Strutturare e organizzare il tempo (buona abitudine la sera prima organizzare la giornata per ognuno)
  • Ascolto empatico Terra-Luna (gli astronauti sulla Luna comunicavano con il centro di controllo sulla Terra dovendo parlare sintetici e chiari, poi passavano alcuni secondi, a Huston ascoltavano con attenzione e rispondevano: non poteva esserci il ping pong immediato di chi non ascolta e ribatte)
  • Compensare le mancanze di attività esterna con elementi casalinghi (tisana chiacchierando insieme, giochi da tavolo e di carte, tv condivisa, ma anche sessualità…)
  • Cura reciproca

In generale

  • Fare pulizia, potare i rami secchi, buttare via, riordinare, abbandonare zavorre e rancori
  • Sfruttare l’occasione per cambiare certe abitudini non buone e inserirne di migliori (mi fa amaramente sorridere vedere qualcuno per strada con la mascherina per proteggersi dal CoViD che poi l’abbassa per fumarsi una sigaretta non proteggendosi dal tumore…)
  • Importanza delle parole, di come descriviamo le cose, quali metafore utilizziamo: contribuiscono a creare il nostro mondo e i nostri vissuti.

Come dice il Buddha: Siamo quello che pensiamo. Tutto ciò che siamo nasce dai nostri pensieri. Noi creiamo il nostro mondo.

Allora la pandemia è un’occasione potente di riflessione sui nostri valori e sul senso che diamo alla nostra vita e ai nostri legami; è un’occasione di rinnovamento anche per le coppie che possono fare un bilancio del cammino percorso insieme e immaginare un futuro sostenibile.

Non conviene pensarla come una guerra (contro chi?! Il virus, quindi la natura?!) ma come una sfida, un’occasione per un CAMBIAMENTO.